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News totali: 74

Pax Christi - Dodici Racconti - Programma 2009-2010

News n° 74   del: 20/11/2009 [11:37]   Autore: Claudio83

Comunità Parrocchiale Santi Pietro e Paolo
Pax Christi Punto Pace Catania


DODICI RACCOLTI
Fraternità itinerante di preghiera per la pace

Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci. (Is 2)


Programma 2009-10


9 Novembre 2009 ore 20,30 Veglia con la FRATERNITA’ DI ROMENA

12 Dicembre 2009 ore 19,00 Veglia SCEGLIAMO IL DISARMO
Preghiera di don Giovanni Piro davanti alla Base di Sigonella

23 Gennaio 2010 ore 19,00 Veglia “NON C’E’ PACE SENZA DISARMO” (Pacem in terris)
Il magistero della Chiesa

20 Febbraio 2010 ore 19,00 Veglia “ESSERE” DISARMATI
Incontro con la Comunità dell’Arca

05 Marzo 2010 ore 18,00 VIA CRUCIS per il DISARMO

27 Marzo 2010 ore 19,00 Veglia FEDI DISARMATE
Il dialogo interreligioso

24 Aprile 2010 ore 19,00 Veglia “DISARMIAMO” LE CULTURE
Laicità e interculturalità

22 Maggio 2010 ore 18,00 Veglia di PENTECOSTE IN CATTEDRALE
"Vi lascio la pace, vi do la mia pace" (Giovanni, 14)

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Crocifisso al Teatro Massimo Bellini

News n° 73   del: 07/11/2009 [17:54]   Autore: Admin
Lettera aperta al sovrintendente
Del Teatro Bellini.
Catania


Caro Antonio,

ti prego, togli la croce dalla facciata del Teatro Bellini!
Non so cosa ne pensano preti e vescovi della tua iniziativa, come dell'altra di consacrare il teatro alla Madonna, ma, conoscendo l'humour clericale, credo che, sotto i baffi, si stiano facendo una bella risata; e anche Cristo, dall'alto dei cieli, vedendosi appeso fra Violetta e Norma stia sussurrando. "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno".
La croce, caro Antonio, non si appende alle pareti; i cristiani sanno che si carica sulle proprie spalle per incamminarsi con essa dietro Gesù Cristo. Il Vangelo è una cosa seria. Un luogo come un teatro, a prescindere da ciò che accade all'interno delle sue mura non è il più adatto per metterne in evidenza le esigenze.
Il Crocifisso è il simbolo della fede. Non è un simbolo culturale o un collante di identità etniche e nazionali. Ridurlo a questo vuol dire depauperarlo, svuotarlo, impoverirlo di significato; ed è quello che è esattamente avvenuto: abbiamo aule scolastiche e aule di tribunali piene di crocifissi appesi al muro e vuote di cristiani, veri ed autentici...
Per favore, togli Cristo dai muri del teatro! Credimi! Non è a suo agio!

Con cordialità!

Salvatore Resca
vice parroco dei Santi Pietro e Paolo
Via Siena, 1 Catania
095/502230
sresca@tiscali.it
Catania, 5 novembre 2009
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Ciao Giovanni

News n° 72   del: 12/09/2009 [19:30]   Autore: Claudio83

Lunedì 14 Settembre alle ore 16.00 celebreremo insieme la S. Messa per la scomparsa del nostro caro Giovanni Piro.




*
11 settembre 2009

E’ morto oggi Giovanni Piro, per oltre quarant’anni parroco di San Pietro e Paolo di Catania.
Molti lo ricorderanno come il prete che contestava aspetti deleteri della religiosità tradizionale e atteggiamenti conservatori della chiesa cattolica, e che proponeva nella sua parrocchia vie diverse. Per diversi anni una comunità senza la chiesa, poi una chiesa in cui modificò presto l’assetto attorno all’altare. Niente spazio per le esteriorità e i formalismi, abolizione dei tariffari per amministrare i sacramenti. Insistenza, più che sui riti, sullo spirito di comunità in cui tanti gruppi diversi convergevano e in cui tutti venivano accolti senza remore e senza riserve. Nessun contatto con il potere politico, anzi reciproca diffidenza. Qualche incomprensione con i vertici ecclesiastici.
Tanti lo hanno apprezzato per i suoi atteggiamenti anticonformisti, tanti altri lo hanno criticato. Qualcuno tempo fa premeva perché il vescovo lo destituisse, ma una mobilitazione dei parrocchiani stroncò sul nascere qualunque tentazione repressiva. La parrocchia dei santi Pietro e Paolo divenne un luogo di incontro e di aggregazione per credenti di tutta la città e dintorni, ma anche per non credenti che in un mondo sempre più anonimo e spersonalizzato trovavano in via Siena una comunità senza barriere e senza confini.
Di tutto ciò don Giovanni Piro è stato l’anima. Senza indulgere alla retorica dell’anticonformismo, ha formato a questa mentalità aperta e irrituale tante generazioni di giovani, tra cui la mia. A cominciare da don Alfio Carciola che da lui ha ereditato non solo la titolarità di parroco, ma anche la mentalità, tanti pregi e anche qualche difetto (inclusa la passione per i sigari puzzolenti).
Ma non è solo per questo suo essere maestro di ‘mentalità aperta’ che voglio ricordarlo, nel giorno della sua morte.
Mi piace ricordarlo ancora giovane prete nella nuova parrocchia di periferia, organizzare la Messa domenicale in una stanzetta o in un garage, il catechismo in cadenti locali a fianco di una stalla, divertenti giochi per i ragazzi per le strade nei pomeriggi festivi (memorabile il ‘carnevale dei cuori in festa’ in via Brancati), tornei di calcio davanti al sagrato, gite nella casa di Nicolosi con la sua vecchia cinquecento su cui in tanti facemmo scuola guida. Lo ricordo preparare e animare i campeggi estivi fra i boschi dell’Etna, poi dei Nebrodi, poi della Calabria, dove la comunità si ritrovava ogni anno fra escursioni, falò sotto le stelle, discussioni e preghiere all’aperto, e grandi mangiate cui partecipava sempre con entusiasmo e ghiottoneria.
Nell’ultimo di questi campeggi cui partecipò, appena due anni fa, fu protagonista di un appassionato ricordo di decenni di vita parrocchiale che ci commosse per la lucidità e per la carica emotiva.
Lo rivedo ancora, già anziano e provato dalla malattia, seduto nei pomeriggi estivi a prendere il fresco davanti all’ingresso dell’ufficio parrocchiale con occhiali scuri e immancabile sigaro fra le labbra, che però si aprivano subito al sorriso. Oppure durante i freddi inverni dentro l’ufficio imbacuccato ad ascoltare musica alla radio, per certi periodi taciturno, per certi altri quasi logorroico, ma sempre con lo stesso sorriso accattivante.
Per riassumere in poche parole ciò che Giovanni Piro ha rappresentato per tantissimi giovani e meno giovani che lo hanno conosciuto e frequentato, posso dire che raramente si è potuto trovare in una persona – e in una persona di fede - un analogo concentrato di genuina e coinvolgente umanità. Sempre pronto alla battuta ironica ma anche alla parola amica, alla comprensione e alla partecipazione empatica ai problemi dell’interlocutore, all’attenzione privilegiata per i più piccoli e i più umili, per la ‘gentuzza’ come la chiamava. In questo realizzava l’ideale di un cristianesimo per l’uomo, ideale che lo aveva spinto a farsi prete e a restarci senza recedere nei momenti di crisi.
Credeva in Dio perché credeva nell’umanità, credeva nella chiesa perché credeva nella comunità.
E la sua comunità, quella che tanti anni fa cominciò a costruire, non lo perderà. Come diciamo per Cristo, “dove due o più sono riuniti in suo nome, lui è tra di loro”. Adesso quando i giovani e i meno giovani della sua comunità si riuniranno e ricorderanno il nome di Giovanni Piro, lui continuerà ad essere tra di loro. Se c’è una vita oltre la vita, certamente comincia così.

Santo Di Nuovo

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La Comunità Santi Pietro e Paolo incontra Arturo Paoli, 18 Dicembre 1984



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Ultimo commento di: Salvo2512, del: 28-10-2009 ore 18:07

[Riflessioni] - 19 luglio 2009 - sedicesima settimana, tempo ordinario

News n° 71   del: 20/07/2009 [12:43]   Autore: Claudio83

In questa domenica abbiamo modo di comprovare gli effetti del comando dato da Gesù ai suoi apostoli di andare a predicare con la vita il Vangelo. Gli apostoli ritornano dalla loro prima missione e riferiscono a Gesù. Hanno bisogno di riposo e di verifica, per questo Gesù li porta "in disparte, in luogo solitario". Ancora una volta Gesù comunica con i gesti, non con le parole, riuscendo ad entrare in rapporto con le persone. Il contenuto non è mai separato dalla persona che lo comunica. Gesù era una persona accogliente. Amava la gente. La bontà e l'amore che traspaiono dalla sue parole formavano parte del contenuto. Costituiscono il suo temperamento. Un contenuto buono senza la bontà nel gesto dell’offrirlo è come latte versato.

Marco stesso sintetizza questo concetto: “La Buona Novella che Gesù proclama viene da Dio e rivela qualcosa su Dio. In tutto ciò che dice e fa', traspaiono i tratti del volto di Dio. Traspare l'esperienza che lui stesso ha di Dio, l'esperienza di Padre. Rivelare Dio come Padre è la fonte, il contenuto e lo scopo della Buona Novella di Gesù.

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Giunto sull'altra riva, trovandosi tanta folla che l'aveva raggiunto via terra, Gesù si commuove, davanti alla gente senza pastore e comincia ad insegnare, rispondendo con la Parola di Dio. Già altre volte Gesù "si era commosso", come il padre del figlio prodigo si era commosso al vederlo ritornare; come si commosse "il buon samaritano" davanti alla sorte di quel malcapitato. Il cuore di Gesù che si commuove è il cuore di Dio, quel Dio di cui si scrive: "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai"

Gesù è Dio che si commuove davanti ai poveri, gli umili, i peccatori. La folla che lo segue intuisce che Lui è uno che sa capire i bisogni più profondi. Non si tratta di bisogni solo materiali: Gesù comprende lo smarrimento, l’insicurezza, la mancanza di senso del perché penare e del perché vivere! Come la nostra di società dove ancora e più di prima i poveri vengono emarginati, i deboli vengono calpestati, gli innocenti messi in carcere, gli umili e i semplici sfruttati e manipolati da strumenti di persuasione e di potere che distruggono non più solo il corpo ma anche l'anima e la coscienza? Ed ecco finalmente la decisione di Dio. Lo abbiamo appena letto in Geremia:"Radunerò io stesso le mie pecore e le farò tornare ai loro pascoli. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi.

Per questo Gesù dirà di sé: Io sono il buon pastore che offre la vita per le pecore; io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”.


Oggi tanta gente affolla i santuari, segue i viaggi dei vari Papi, guarda con speranza alle figure carismatiche e non solo della Chiesa… forse intuisce che Cristo è ancora l'unico pastore affidabile oppure cerca qualcosa per vivere meglio… Si sa che Cristo ha avuto compassione delle nostre miserie e dei nostri peccati, che Lui ha dato la vita per la nostra salvezza…

"Pecore senza pastore": qualche volta ci teniamo ad esserlo. E sbagliamo spesso e volentieri pastori. Gli uomini si dividono in due categorie: chi si fida di Dio, e chi si fida degli idoli: uomini, cose,... che eleggiamo come nostri padroni. E noi cristiani, qui riuniti, chi riconosciamo veramente come pastore?


"Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio popolo". L'accusa e grave. E certamente riguarda anzitutto i "pastori", ma non va dimenticato che in certo modo ogni credente è pastore del fratello. Tutti perciò debbono esaminarsi su questo punto. Tutti debbono chiedersi se sentono la responsabilità degli altri credenti, se sentono la comunità come parte delle proprie preoccupazioni. Ogni credente, mentre è certamente discepolo, è anche responsabile della vita degli altri. Il Signore ce ne dà l'esempio. Chi più, chi meno, tutti dobbiamo pascolare qualche gregge; dobbiamo orientare alcuni anime, alcune persone di cui prenderci cura.

Forse i giovani possono insegnarci qualcosa, quando decidono di lottare per un cambiamento, una volta per la scuola, un’altra volta per la pace, un’altra volta ancora contro le pericolose centrali nucleari… Eppure a volte siamo scettici nei loro confronti…

In questi giorni, si combatte nella terra di Gesù, tante vittime, tante sofferenze. In Afganistan la morte non fa differenza fra soldati e civili. Che cosa fare contro questo male? Quale speranza dare a coloro che soffrono? Cristo è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo.


Con semplicità e sincerità, domandiamoci se facciamo tutto quello che è in nostro potere per queste pecorelle. Il Signore nostro Gesù Cristo, ci renda perfetti in ogni bene, perché possiamo compiere la sua volontà.

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[Riflessioni] - 12 luglio 2009 - quindicesima settimana, tempo ordinario

News n° 70   del: 13/07/2009 [12:13]   Autore: Claudio83
Il vangelo ci presenta Gesù, che, dopo il suo primo ciclo di predicazione in compagnia con i discepoli, ora chiama direttamente i dodici e comincia a mandarli. Li chiama e li manda. Anzi inizia a mandarli, perché evidentemente li manderà anche in seguito, li manderà sempre, così come sempre manderà coloro che ha chiamato. Ne consegue che la Chiesa è sempre mandata, perché sempre chiamata dal suo Signore. Anche noi, in quanto Chiesa, siamo chiamati, ma a fare che cosa? Ad annunciare che è tempo di convertirsi, cioè di cambiare mente, di cambiare cuore, vincendo il male, preoccupandoci dei malati e dei più infelici. Chi è chiamato non ha altra scelta, se non, al pari del profeta Amos, di partire e di annunciare, nonostante le eventuali incomprensioni e difficoltà. Ma diversamente di quanto accadde con Amos, che fu mandato da solo, gli apostoli di Gesù sono mandati a due a due. L’annuncio è anche testimonianza di vita condivisa e fraterna. È l’anticipo di quanto Gesù dirà in seguito: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

Abbiamo ascoltato che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace, fa germogliare la fedeltà e fa piovere la giustizia. Preghiamo perchè questa nostra umanità sia un buon terreno, che accoglie e fa fruttificare i doni di Dio.

Ripetiamo insieme:

rit. Padre, sia fatta la tua volontà.

1. Ti preghiamo per quelli che chiami ad essere tuoi discepoli. Per quelli che il tuo Spirito spinge su strade ancora inesplorate. E per noi tutti, chiamati a trasformare il tuo messaggio in atti concreti di speranza, nel nome di Gesù. Padre, ti preghiamo

2. E per i cosidetti potenti riuniti nel nome del destino del mondo: fa che al di fuori degli inutili protagonismi di qualcuno, possano, con la partecipazione contribuire alla costruzione del bene comune. Le macerie del libero mercato, senza regole, hanno travolto negli ultimi mesi altri milioni di persone. Adesso un miliardo di persone rischiano di morire di fame. Il G8 non fallirà se i leader saranno capaci di rinunciare a qualche appetito, se si convinceranno che "un altro mondo è possibile" e agiranno di conseguenza. Fa' che amino la pace e cerchino la concordia nella giustizia, e sappiano farsi voce dei più poveri. Padre ti preghiamo

3. Per gli immigrati che vengono tra noi, perché non offriamo soltanto regole assurde cui piegarsi, ma anche spazi per esporre i propri problemi, nell’intento di dare vita e dignità a chi l’ha persa nel proprio paese. Padre ti preghiamo

4. Per le armi si spendono ogni anno quasi 1.500 miliardi di dollari. Con la scusa della lotta al terrorismo, negli ultimi dieci anni, la spesa militare è aumentata del 45 per cento. Invece, con il 10 per cento delle spese militari si raggiungerebbero gli Obiettivi del Millennio. In Italia la spesa per gli armamenti è sproporzionata rispetto a quella sociale. Anzi, il partito trasversale delle armi, che mette d’accordo destra e sinistra, loda la grandiosità dell’operazione F35 e la paragona alle grandi opere. Però, la cifra per la cooperazione è stata ridotta drasticamente: perché in ognuno di noi prevalga lo spirito critico di chi ha una coscienza e non vuole piegarsi agli interessi di pochi mercanti senza scrupoli: Padre ti preghiamo

5. In queste settimane assistiamo impotenti alle violenze in Iran ed in Cina: la televisione ci ha forse portato all’assuefazione e non ci rendiamo conto che come in quei paesi così lontani c’è il tentativo di reprimere la libertà e la dignità umana, anche nel nostro mondo pseudo-democratico vanno abolendosi diritti e doveri, nel nome del liberismo economico e della sicurezza. Perché cessino in quei paesi le violenze ed i massacri contro i giovani, perché maturi anche in Italia la coscienza del tunnel in cui stiamo entrando, dimenticandoci proprio dei fondamenti del Vangelo cui diciamo di ispirarci. Padre ti preghiamo

Non stancarti, Signore Dio, di inviarci i tuoi profeti e fa' che non si stanchino coloro a cui chiedi di essere servi dell'annuncio del Vangelo. Insegnaci a trovare le vie dell'ascolto e l'amore per ogni giustizia. Per Cristo Nostro Signore.



Il messaggio oggi del Vangelo è semplice e quanto mai essenziale. Cristo manda i suoi discepoli (apostoli significa appunto mandati) per dimostrare con la propria vita, con i gesti, più che con le parole, la scelta consapevole del modello lasciato da Cristo. E per far lievitare le Sue parole per farsi pane quotidiano per gli uomini. C’è una costante nella Bibbia su questo argomento: Dio, l’abbiamo letto, manda i profeti, come Amos nella Prima Lettura; Gesù, ancora in vita manda i dodici, ma saranno ancora altri 72 i discepoli mandati direttamente da Lui. Ed oggi tocca a noi continuare l’opera, attualizzando il Vangelo nelle pieghe della vita quotidiana. Il cristianesimo non è un insieme di verità da credere, ma una condizione di vita, quella di figli di Dio, che scelgono di spendere la propria vita al modo di Gesù.

Nella Seconda Lettura abbiamo appena letto: “Perché fin da prima della creazione del mondo siamo stati scelti e predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo"(Efesini). E Paolo alla fine ci dice: “Una qualità di vita - siamo chiamati a mostrare -, tutta vissuta a lode e gloria della sua grazia e in attesa della completa redenzione, sostenuti dallo Spirito santo, che è "caparra della nostra eredità".

Gesù manda i suoi discepoli senza nulla con se, se non il bastone, i sandali e la tunica che avevano addosso. Tanta è l'urgenza e la sublimità della missione che ci è affidata, che non c'è tempo né troppa attenzione per altre cose, pur necessarie alla vita.
Una concezione di vita che per noi è un invito alla sobrietà, essenzialità e al distacco da tante cose che appesantiscono il cammino. Ma è sempre così? Non spetta a me giudicare ma pensando a come buttiamo via le nostre cose, i nostri soldi ed anche il cervello dietro a miraggi di ricchezza, falsi miti, o esempi di successo economico e politico, non c’è da stare allegri.
E se riflettessimo su quale spazio diamo al lavoro, alla famiglia, alla parrocchia, ai problemi del mondo, il panorama si fa a volte più oscuro. Non ci capita forse di lasciare sempre ai margini di tutto - cioè proprio quando ho finito tutte le mie cose e non ho più niente da fare - il mio impegno per il Regno di Dio, la mia quota di responsabilità nella mia città, per costruire - per quel che compete anche a me - la famiglia di Dio?

E' la libertà e la superiorità del vero cristiano, "che cerca prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto sa che è sovrappiù" . Ciò che sei, gridalo più forte di ciò che dici: questa è la vera missione! Non si tratta di fare uno show in televisione, come fanno i telepredicatori, né di acquistare uno spazio pubblicitario sugli autobus per garantirsi l’8 od il 5 per mille. Anche se forse questo stile ci rende minoranza, dovremmo continuare a percorrerlo per rimanere veri e non virtuali.

Il vangelo si comunica "per attrazione, per irradiazione, per contagio, per lievitazione", E se in qualche luogo non vi riceveranno, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro". Capita di non essere accolti; ma il nostro servizio l'abbiamo fatto!
Cercherò il coraggio di non prendere con me nulla se non qualcosa di Cristo, un tratto del suo volto, riconoscibile. E ne parlerò, ma con poche parole, solo quelle che mi bruciano le labbra. Non è un fatto di laurea in teologia, né di capacità oratoria. La bella notizia dice: Dio è con te, guarisce la vita, purifica il mondo; è con te con amore. Questo auguro, a me e a ciascuno: Dio sia con voi, con amore!

Alla testimonianza della vita si devono aggiungere due ulteriori fasi del nostro servizio. Il primo è - come dice san Pietro in una sua lettera…"Saper rendere ragione della speranza che è in noi". Quando qualcuno rimane colpito del nostro modo diverso di vivere, ci domanda: perché? Chi te lo fa fare? È questo il momento dell'annuncio esplicito del vangelo. E' il momento di dire la nostra concezione di vita, di segnalare e documentare i FATTI intercorsi tra Dio e l'uomo in Gesù di Nazaret, che hanno cambiato il destino dell'uomo e della storia. E' l'ora di una fede intelligente, illuminata, convinta, culturalmente anche matura, assimilata. E' l'ora dello "specifico cristiano" da trasmettere: non dobbiamo preoccuparci di essere “CREDENTI”, perché alla fine ci verrà chiesto se siamo stati “CREDIBILI”!! La verità - che ha in se stessa la sua potenza - farà poi la sua corsa da sé. Non una fede buonista, fatta di tanti “vogliamoci bene”, ma di scelte di comprendere i problemi degli altri, farcene carico e operare nel senso della giustizia e delle carità. Giustizia e carità sono le armi dell'impegno attivo dei cristiani nel mondo per tradurre nelle pieghe della storia la vittoria di Cristo sul male.

L'altro passo è poi l'impegno attivo a operare per cambiare il mondo e come dice bene S. Paolo a "ricapitolare in Cristo tutte le cose" (Efesini). Non è più tempo solo di preti, di teologi e di insegnanti di religione; chissà che la crisi vocazionale non sia volontà di Dio; certamente Dio può usarla a fin di bene, affinché ognuno si responsabilizzi. Ed è sbagliato sentirsi non capaci per non si è dei santi: "Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, e ciò che è debole per confondere i forti, e ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono" (1Cor 1,27-28)."Se Dio con una mascella d'asino ha sconfitto un esercito di Filistei, cosa non farà con un asino intero come sono io?". Questo diceva san Paolo: "Quanto più sono debole, è allora che sono forte".

C'è spazio per tutti per lavorare nella vigna del Signore!

Siamo mandati non tanto per predicare, per promettere guarigioni miracolose, soluzioni a tutti i problemi: il nostro messaggio è molto più semplice: guardate, noi abbiamo incontrato un uomo, Gesù. Gesù ci ha detto e fatto cose meravigliose, e di questo noi siamo testimoni. Ci ha ridato la gioia di credere in un Padre, che ci fa una promessa, che se saremo con lui, lui non ci lascerà mai e vivremo in eterno. Non tutto nella vita andrà sempre bene. Anche noi troveremo sul nostro cammino delle persone davanti alle quali scuoteremo, con amore, la polvere dai nostri piedi. Ma proprio in quei momenti difficili, in quei momenti salvifici potremo unirci più profondamente a Lui. Davanti a tale compito, affascinante e terribile nello stesso tempo, non possiamo tirarci indietro.
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